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giovedì 28 luglio, 2022

ONORI E ONERI DELLA MAGLIA DELLA NAZIONALE

Della Nazionale Italiana Randonneurs

ONORI E ONERI DELLA MAGLIA DELLA NAZIONALE
 

E con le gambe muovo anche il cervello
E allora il tempo sarà mio fratello
E come lui mi darà sempre una mano
Mi darà tempo per andare lontano
E come Ulisse cercherò di ritrovare
Quella mia isola ma intanto viaggiare
Sarà piacevole, sarà indispensabile
Anche se l’isola sarà irraggiungibile…

È sul ritmo rap di “Non m’annoio” di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, che apriamo questa nuova puntata di RandoFreccia. Al microfono, come sempre, c’è Ivan.

Siamo pronti ad agganciare lo scarpino al pedale e partire?

Oggi vorrei parlarvi della Nazionale Italiana Randonneurs, tema già toccato in altre rubriche ma su quale mi piace soffermarmi.
Lo faccio ora in seguito al recente raduno della Nazionale di Capriati Volturno che ha visto la partecipazione di un nutrito numero di randonneurs. A differenza del ciclismo professionistico e di altre discipline sportive, nella Nazionale Italiana Randonneurs, non ci si arriva per convocazione di un CT. È una sorta di club, o meglio di grande famiglia, nella quale si entra a far parte se si raggiungono una serie di traguardi.

Per indossare la maglia azzurra ci sono diverse strade, tutte piuttosto lunghe e faticose

Come avrete ormai intuito, per entrare a far parte della Nazionale Italiana Randonneurs bisogna necessariamente essere dei randagi navigati e dei pedalatori seriali e incalliti. Personalmente mi piace pensare che si entri a far parte della Nazionale Italiana quando si hanno abbastanza storie bislacche da raccontare, che sono inevitabili compagne delle lunghe e infinite ore trascorse in sella. Una volta indossata la maglia azzurra, la si veste finché non scade il quadriennio, dopodiché la Nazionale si scioglie e riparte un nuovo ciclo: bisogna riguadagnarsi tutti i requisiti per entrare a farne parte. La maglia la si può ottenere in qualsiasi anno del quadriennio, ma alla scadenza dello stesso, la compagine tricolore si scioglie.
Per capirci meglio: l’attuale ciclo giungerà al capolinea nel 2022, dopodiché bisognerà brevettarsi nuovamente per far parte della squadra.

Due volte l’anno vengono organizzati i raduni della Nazionale, dove si ritrovano i membri che ne fanno parte, si consegnano le maglie ai nuovi arruolati e, inevitabilmente, si pedala. Ora che ci siamo inoltrati tra i meandri azzurri, diamo un colpo di pedale in più e prendiamo in considerazione un altro aspetto: fare parte della Nazionale Italiana Randonneurs è sicuramente un onore, un premio per la dedizione dimostrata verso questo strano e curioso mondo, ma non è anche un onere? A parer mio, sì.

Personalmente, quando indosso la maglia della mia società o della Nazionale, sento sulle spalle un peso diverso, maggiore perché in quel momento, non sto rappresentando solo me stesso in sella alla bicicletta, ma sto portando in giro per le strade anche l’immagine di tutte le persone che indossano quella stessa divisa.
Purtroppo, ogni fine settimana, vedo lungo le strade delle nostre amate randonnée comportamenti discutibili e quando li noto da parte di cicliste/i che portano sulle spalle i colori dell’Italia, li reputo ancora più gravi perché in quel momento stanno rappresentando tutto il movimento. Dovrebbero piuttosto essere un esempio per gli altri, per le giovani leve, per i “nuovi arrivati”, incarnando quello spirito di rispetto e sacrificio che sono intrisi nei fili di cotone che legano la maglia che indossiamo. Capita ogni fine settimana di vedere randonneurs che non rispettano gli stop, passano col rosso, occupano buona parte della sede stradale con prepotenza, tagliano il percorso e, addirittura, è successo più volte di vedere interi gruppi prendere le rotonde contromano. Ragazzi non siamo al Giro o al Tour dove le strade sono chiuse, ricordiamocelo sempre! Senza mezzi termini: mi pare ipocrita indossare una maglia dove sulla schiena si chiede di sorpassarci a un metro e mezzo di distanza e contemporaneamente non attenerci a quelle regole che noi stessi chiediamo agli altri di rispettare. Critichiamo chi è a bordo di un mezzo motorizzato perché non può aspettare 30 secondi per sorpassarci e noi, allo stesso modo, non abbiamo pazienza di attendere 30 secondi che scatti il verde?
Il tempo limite è l’unico elemento che caratterizza le randonnée e, come canta Jovanotti nel suo pezzo, non possiamo in alcun modo fermarlo.
I tempi delle randonnée, fortunatamente sono abbastanza ampi da permettere a tutti di giungere al traguardo prima che scocchi il gong, rispettando le regole. All’arrivo sento sempre parlare di medie orarie, di tempi, di giustificazioni per le quali non siamo arrivati prima. Ma prima di cosa? Cosa cambia tra chi ci impiega un’ora in più e chi impiega un’ora in meno se entrambi sono nei limiti? Magari chi arriva dopo si è semplicemente fermato ad ammirare un panorama, a scattare una foto, a salutare un amico, a bere un caffè, o ad aspettare di poter transitare in sicurezza a un incrocio.

Il messaggio che mi piacerebbe passasse da questa puntata è che, così come chi fa parte della Nazionale Italiana Randonneurs viene visto come un modello per la sua tenacia e dedizione, viene visto anche come esempio da seguire per il comportamento che ha durante una manifestazione. E, con un comportamento “fuori dal coro” non lede solo sé stesso, ma indirettamente anche tutti coloro che indossano quegli stessi colori. Non entro neanche nel merito dei rischi ai quali ci si espone, sarebbe un discorso infinito.
Quello che mi preme, sia chiaro, è che “far parte della Nazionale Italiana Randonneurs” non vuol dire solo aver dimostrato di saper portare a termine i brevetti, ma anche di saper dare il buon esempio a tutti gli altri.

…Io sono un bravo cittadino onesto
Bevo al mattino un bel caffè corretto
Dopo cena il limoncello, in vacanza la tequila
La Gazzetta d’inverno e d’estate Novella 2000
Che bella la vita di una stella marina
o Martina o quella della velina
La mora o la bionda
è buona e rotonda
Finché la barca va
finché la barca affonda…

(Italiano Medio – Articolo 31)

 

A cura di Ivan Folli

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